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I gioielli smaltati non sono solo bellissimi, variopinti e molto gettonati. In realtà, fanno riferimento a una delle più antiche e conosciute tecniche di oreficeria. I miei ricordi di storia dell’arte medievale cominciano a essere piuttosto offuscati, ma ricordo nitidamente che anche in quel contesto simili gioielli erano estremamente diffusi. E già allora, ritenuti di grande valore. Sicuramente il pregio migliore di questa tipologia di decorazione è quella di aggiungere colore a vivacità ai vostri gioielli.

Certo, la tecnica della smaltatura, oltre a essere molto antica, è diffusa non solamente per i gioielli. Per esempio spesso è usata su oggetti di ceramica, ma nell’industria si applica anche sull’acciaio o sull’alluminio. Questo perché, oltre ad avere fini estetici, la smaltatura può proteggere da ossidazioni, dall’acqua e dagli acidi. E questo non può che essere un vantaggio anche se trasponiamo queste proprietà ai gioielli!

I gioielli smaltati nella storia

Come abbiamo detto, la storia dei gioielli smaltati non è solo molto antica ma anche ricca di glorie! Già nell’antico Egitto veniva sfruttata per adornare gli oggetti in pietra e i vasi. Sappiamo dalle testimonianze archeologiche che ci sono arrivate che erano sfruttati anche nell’antica Grecia o fra i Celti. Forse il periodo di massimo splendore artigianale di questa tecnica si raggiunse però nel Medioevo: qui non solo le opere smaltate furono molto diffuse, ma raggiunsero anche punte di bellezza emblematiche. Fra queste, per esempio, il bastone pastorale di san Pietro – realizzato a Treviri.

Polo importantissimo per la produzione di smalti, a partire dal Medioevo e poi sino al Seicento, fu la cittadina di Limonges, divenuta famosissima per la tecnica del champlevé – ne parleremo più avanti. Avvicinandoci ai nostri tempi, sono famosissime le Uova Fabergé, che sfruttano appunto la tecnica della smaltatura.

Il gioiello di Alfred 1

Ma come funziona il procedimento della smaltatura?

Sostanzialmente, lo smalto è un rivestimento (per la precisione, un rivestimento inorganico fusibile) che si applica sulla parte metallica del gioiello (o, appunto, su una ceramica o su un altro materiale). Storicamente lo smalto si ottiene frantumando materiali affini al vetro (silice, carbonato di sodio o potassio). Il composto si passa poi con uno speciale mortaio finché non si otteneva una miscela simile alla polvere. A questo potevano essere aggiunti stagno o altri ossidi metallici, che aiutavano a ottenere un aspetto opaco. Una volta ottenuto il composto con il colore da noi desiderato, si stendeva sul metallo e su di esso veniva fissato “fondendolo” con temperature che vanno dai 500 ai 900 °C.

Questa tipologia di lavorazione chiaramente rendeva la tecnica estremamente versatile e di fatti, col passare del tempo, si è concretizzata in moltissime tecniche diverse. Le più famose sono lo champlevé, il repoussé e il cloisonné.

Gioielli smaltati: le tecniche dello champlevé e del cloisonné

La tecnica dello champlevé consiste appunto nel riempimento di uno spazio con lo smalto. Nel gioiello sono infatti tracciate delle incisioni, spesso tramite un bulino, e sarà lì che l’orefice verserà lo smalto fuso. Una volta raffreddatosi e solidificatosi esso darà vita alla classica decorazione.

La tecnica del cloisonné è forse la più famosa delle tre. In pratica, sul gioiello vengono tracciati dei motivi ornamentali con fili di oro che vengono saldati alla sua superficie. Fra questi fili, nello spazio che appunto si viene a creare, viene versato lo smalto.

Come pulire i gioielli smaltati

gioielli smaltati 2

La pulizia e la manutenzione dei gioielli è fondamentale e non ci stancheremo mai di dirlo! Se volete che durino a lungo soprattutto è importantissimo dedicargli non solo il giusto tempo, ma anche la dovuta attenzione. Già in passato abbiamo dedicato alcuni pezzi a come prendersi cura dei diamanti o dell’argenteria.

Abbiamo raccolto qualche semplice consiglio anche per i vostri gioielli smaltati. Come primo passaggio, potete utilizzare uno spazzolino asciutto per rimuovere le prime impurità, i detriti, lo sporco o le briciole. Importante: assicuratevi che le setole siano molto morbide e non applicate eccessiva forza perché, come spesso succede in questi casi, potreste graffiare il gioiello.

Se invece avete bisogno di una pulizia più accurata potete ricorrere a una soluzione antica, ma sempre efficace. Si tratta di uno di quelli che possiamo definire come “i rimedi della nonna”: una mollica di pane. In effetti, se usato come una forma di tampone, il pane può “assorbire” lo sporco – un poco come farebbe una gomma col tratto della matita. Ovviamente non dimenticate di eliminare le briciole del pane, una volta terminato questo passaggio! Per farlo, potete ricorrere allo spazzolino. Potete anche sfruttare un panno per pulire i vostri gioielli smaltati. Se stiamo parlando di uno smalto cloisonné è meglio sfruttare un panno in microfibra.

Un ultimo consiglio, molto diffuso sul web, è quello di ricorrere all’acqua distillata tiepida con qualche goccia di detersivo. In questo caso però è molto importante fare attenzione a che tipo di detersivo si ha intenzione di utilizzare e sceglierne uno non troppo aggressivo. Infatti questo potrebbe danneggiare il nostro prezioso smalto.

Incuriositi? Perché non aggiungere allora un gioiello di questo tipo alla vostra collezione?

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